«Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima» diceva nel 2007 il compianto Tommaso Padoa Schioppa, allora ministro dell’Economia. Mai parole furono più profetiche, visto che oggi il Governo Monti, con il suo operato, sembra voler convalidare in ogni modo questa affermazione. Certo, probabilmente sono ancora pochi coloro che sottoscriverebbero in pieno l’auspicio di Padoa Schioppa, ma è un dato di fatto che l’atteggiamento verso l’evasione fiscale, a tutti i livelli, sta decisamente mutando. Qualche esempio: dalla Guardia di Finanzia apprendiamo che le chiamate al 117, numero grazie al quale il cittadino – non anonimo - può segnalare alla GdF, tra le altre cose, il mancato rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, sono aumentate del 75% tra novembre 2011 e gennaio 2012. Ma c’è di più: le telefonate riguardanti l’evasione fiscale sono cresciute, in questo stesso periodo, di ben il 230%.
A livello di industria una ricerca della Camera di Commercio di Milano segnala che le varie forme di evasione compromettono talmente l’attività delle aziende che il 60% di esse afferma di essere favorevole a una sorta di certificazione per le imprese “virtuose”. «L’illegalità, in tutte le sue forme, è un grave danno per il sistema imprenditoriale» ha spiegato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano. «In particolare, la mancanza di trasparenza rappresenta per l’economia un costo significativo. Contrastarla con misure idonee ma soprattutto premiare le tante imprese virtuose che operano garantendo sicurezza e legalità significa anche sostenere la nostra competitività sia in Italia che all’estero».
Il tema dell’evasione va di pari passo con quello dell’eccessivo peso del cuneo fiscale. Ma, indipendentemente da ciò che le istituzioni riusciranno a fare per rendere più leggero il fardello che le aziende devono sostenere, rimane saldo il fatto che, se tutti gli attori del mercato operassero secondo la legge, la competizione sarebbe decisamente più sana. Sì, perché sarebbe basata sulle reali capacità che le imprese, siano esse di produzione o di vendita, sanno mettere in campo. C’è sicuramente ancora molto da fare, per esempio contro l’invidia che in molti prevale per chi riesce a eludere tasse e balzelli, ma la strada è segnata. È il mercato stesso a imporlo: in questo momento i sacrifici che ogni giorno gli imprenditori fanno non consentono più di lavorare in un contesto di concorrenza sleale. Inoltre, se l’operato diventerà più trasparente a ogni livello, allora il settore del mobile sarà nelle condizioni di presentarsi come interlocutore forte e credibile nei confronti di questo Governo tecnico per pretendere, a ragione, una tassazione più equa per chi ogni giorno contribuisce alla costruzione del Pil.
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