Editorialisti

19 Novembre 2010

Contraffazione, una ferita aperta per il settore

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Cinquanta miliardi di euro. Questo è quanto perde il made in Italy ogni anno a causa della contraffazione. Secondo quanto dichiarato da Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico, “questa è una cifra ancora più alta se si pensa che a causa del commercio illegale l’industria investe 7,5 miliardi di euro ogni anno in innovazione e nella registrazione di brevetti e marchi e si stima che ogni singola impresa italiana ogni anno subisca un danno pari a circa 16 mila euro proprio a causa delle falsificazioni”.
Anche il mercato dell’arredobagno non è immune da questo fenomeno. Settori come quelli delle piastrelle, dei rubinetti e dei mobili, non solo perdono quote di mercato ogni anno, ma vengono colpite e sfiancate da questo cancro che mina la produzione interna in termini di occupazione e di sell out.
Di esempi ce ne sono molti. A giungo scorso il Cet (la Federazione europea delle associazioni che riuniscono i produttori di piastrelle di ceramica) ha denunciato all’Ue un caso di dumping cinese (vendita all’estero di merci sotto costo o a prezzi inferiori di quelli praticati all’interno) mentre a livello nazionale, la finanza è sempre più coinvolta in sequestri di materiale contraffatto come nel recente caso dell’azienda Daugres trovata in possesso di materiale copiato alla Altlas Concorde in occasione dell’ultimo Cersaie.
Nel tentativo di contrastare questi problemi, le associazioni di categoria hanno sempre cercato di tutelare le aziende che rappresentano svolgendo un’intensa attività con le istituzioni politiche, istituendo marchi (come Ceramic Tiles of Italy) per proteggere la produzione italiana, oppure partecipando a eventi pubblici come la giornata nazionale anticontraffazione. Tutto questo però non basta, perché in un mercato sempre più globale, c’è bisogno di norme e direttive internazionali che tutelino la trasparenza del commercio.
E proprio in questo senso, una nota positiva c’è e arriva proprio da Bruxelles: a fine ottobre, quando il Parlamento europeo (“dopo sei anni di intenso lavoro e innumerevoli negoziati” ha sottolineato Cristiana Muscardini, vice presidente della commissione commercio internazionale e relatrice del testo) ha dato, infatti, il primo sì al regolamento sul Made in che prevede l’etichettatura obbligatoria per i prodotti importati dai paesi terzi all’interno degli stati dell’Ue.
Nonostante un primo passo sia stato fatto è necessario che le associazioni di categoria e le istituzioni non demordano e collaborino ancora più assiduamente al fine di far approvare una riforma nazionale della legislazione anticontraffazione mentre a livello internazionale sarebbe necessario richiedere al Parlamento norme più ferree e sanzioni più onerose per chi viola i regolamenti e commette l’illecito di dumping e di falsificazione a tutela di tutta la filiera.
E su questo, ci aspettiamo che non smettano di lottare proprio ora.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


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