Editorialisti

27 Novembre 2015

Pensare multicanale

share Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Belle sale mostra, concept innovativi, servizi impeccabili sono fattori essenziali, ma oggi c’è bisogno di fare uno step in più e iniziare a ragionare in ottica multicanale. Vero è che se da un lato l’e-commerce attrae maggiormente, al tempo stesso spaventa. Per questo, il più delle volte, viene accantonato velocemente perché non si hanno gli strumenti corretti per affrontarlo e perché non se ne conoscono le reali potenzialità. Questo emerge chiaramente anche da un’analisi condotta da Tns che mostra perché le Pmi italiane siano bloccate nella ricerca di nuovi canali di commercio. Il 92% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai preso in considerazione l’e-commerce (nonostante più della metà dichiari di avere un sito Internet), l’88% lo ritiene poco o per nulla utile mentre il 69% è convinto che non porti a un aumento di fatturato. Dallo studio risulta anche un’ingiustificata paura di non essere adeguati alla vendita online: il 72% sostiene, infatti, che sia un canale complesso, il 56% che necessiti di investimenti considerevoli, mentre il 43% è convinto che sia adatto solo alle grandi aziende. Questo timore tiene però lontane le imprese da una domanda che è, invece, in aumento. Lo conferma anche l’ultimo Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm: il valore degli acquisti online degli italiani raggiunge nel 2015 i 16,6 miliardi di euro con un incremento in valore del 16% rispetto al 2014 pari a oltre 2,2 miliardi di euro. A oggi la penetrazione dell’e-commerce supera il 4% del totale consumi retail. Certo, ancora esprimono valori “bassi” ma non si può non tener conto di questi dati anche perché, tra le categorie che hanno un potenziale di sviluppo, ci sono anche arredamento e home living (che oggi pesano il 2% degli acquisti online, pari a 370 milioni di euro). In Italia l’e-commerce, per molti settori, è già una realtà. Basta guardare cosa accade nel turismo (+14%), nell’informatica ed elettronica di consumo (+21%) e nell’abbigliamento (+19%) - citandone solo alcuni - per capire che il commercio elettronico può rappresentare un rischio solo per chi deciderà di non esserci. Alla luce di tutto questo consigliamo di ragionare in ottica multicanale e a “pensare mobile”, coinvolgendo quei fornitori partner che su questo tema dimostrano maggior interesse e propositività, col fine di strutturare collaborazioni che possano essere proficue per entrambi. Perché la sinergia tra lo store virtuale e quello fisico, tra il business tradizionale e quello online, se ben equilibrato, non solo è possibile, ma sarà uno scenario sul quale si poggerà il commercio in futuro.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


Archivio