Editorialisti

09 Dicembre 2011

Margini da recuperare

share Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Nel corso di quest’anno l’industria e la distribuzione ci hanno sollevato, in modi differenti, una problematica che hanno in comune: la perdita di marginalità. I produttori hanno notato una diminuzione dei propri prezzi al pubblico, mentre il trade giustifica il ricorso a scontistiche più marcate a causa della pedurante contrazione dei consumi. Negli ultimi mesi, per cercare di limitare questo problema, alcune aziende hanno cercato di operare “sull’imposizione” del prezzo al pubblico, a volte anche forzando la propria scala sconti, ma spiegandoci che questa decisione è stata presa nell’ottica
di poter garantire un margine minimo adeguato a tutti i clienti e per salvaguardare il valore del brand.
È chiaro che una minor profittabilità è un grosso danno in tutti i mercati soprattutto in questo momento di forte incertezza perché si traduce nel non avere più risorse
da investire nella propria attività (o averne limitate e aver timore a impegnarle).
Questo causa, però, l’arrestarsi della macchina della creatività dell’industria che limita la ricerca, la comunicazione e in alcuni casi anche la produzione (è evidente il caso del distretto di Civita Castellana), mentre il trade non ha liquidi per rinnovare lo showroom, per fare formazione, e per creare tutte quelle attività utili a far ritornare i consumatori e i progettisti nei negozi.
Ovviamente non ci sono ricette miracolose ma, analizzando gli altri settori, abbiamo visto che la corsa ai volumi non è una soluzione, al contrario, è necessario ripensare il business in visione del futuro, abbandonando la logica “del fine giornata”.
È utile, quindi, che industria e trade, invece di ragionare singolarmente, ritornino a dialogare e a scegliersi, perché solo così sarà possibile dare vita a partnership virtuose e a strategie congiunte finalizzate a trovare la miglior strada per collaborare.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


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