Editorialisti

25 Agosto 2014

Un mercato pigro

share Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Che si incontrino manager di grandi gruppi o piccoli retailer la problematica che evidenziano è la medesima: la forte erosione di prezzi e di margini che sta mettendo in difficoltà molte imprese e ha obbligato anche qualcuna ad abbassare definitivamente la clèr. Come ci hanno confermato molti di questi player, il timore più diffuso è che questo fenomeno non si arresti, anzi, si acuisca sempre più e getti gli operatori - anche quelli che fino a ora non sono stati toccati - in una spirale viziosa a chi abbassa più i prezzi pur di non perdere vendite e clienti. Quello che però emerge è che, nonostante tutti ne parlino come di un problema allarmante, in pochi si sentono direttamente responsabili e giustificano quello che sta succedendo dando la colpa alla “crisi”. Ovviamente il potere d’acquisto limitato, il calo dei consumi e i negozi vuoti non hanno certo aiutato (e in parte hanno acuito), ma la débâcle che sta vivendo il mercato è causata, prima di tutto, da altri fattori, in primis quello di affrontare il quotidiano sempre con le stesse, vecchie, logiche perché è l’unico modello che si conosce e che viene comunemente accettato e condiviso dagli operatori. Spiega bene questo fenomeno un manager di una tra le più importanti insegne di riferimento nazionale quando afferma che “il trade continua a vendere il prezzo, e non la qualità, perchè è più facile, ma non capisce che così sminuisce la sua stessa attività e i brand che tratta. L’industria, nonostante dica di puntare su qualità, processi di produzione avanzati e materia prima, alla fine trova ancora più semplice produrre e commercializzare grandi volumi di prodotti entry level”. Entrambi i player si giustificano spiegando che la fascia del consumatore alto spendente si sta sempre più contraendo, che la Gds è sempre più aggressiva e porta via clienti, e il consumatore guarda ormai solo al prezzo...“La verità - sottolinea il manager - è, invece, che tutti sono diventati più svogliati e pigri, dal commerciale, al venditore, allo stesso marketing, e il mercato ripaga con la stessa moneta”. Quali le conseguenze che si corrono, allora, se non si cambia rapidamente modo di pensare e di agire? Che il continuo assottigliarsi della catena del valore non solo impedirà a produttori e distributori di migliorare le performance economiche e finanziarie o di raggiungere dei livelli stabili (i segnali che questo sta già accadendo sono sotto gli occhi di tutti), ma potrebbe persino mettere a rischio lo sviluppo e il futuro dell’intero canale.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


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