Spesso abbiamo sentito le case dermocosmetiche criticare l’incapacità del retail di comunicare in modo corretto la propria offerta. Complici i punti di vendita confusi, gli scaffali poco leggibili, l’offerta ridondante e non correttamente segmentata. Spesso abbiamo parlato dei corsi creati dalle aziende per fornire nozioni di merchandising e visual merchandising come supporto dato alle farmacie che si propongono di rinnovare il proprio layout e il reparto dermocosmetico.
E, anche a giudicare dall’eleganza e dalla linearità degli stand che abbiamo visto a Cosmofarma, effettivamente la comunicazione visiva è un punto di forza e parte del Dna di queste aziende. Peccato quindi che solo un brand dermocosmetico risulti tra i premiati nei Care Award, i premi per le migliori pubblicità delle aziende farmaceutiche assegnati in occasione di Cosmofarma. Peccato che siano così pochi i marchi che negli ultimi mesi hanno realizzato spot in televisione (li potete trovare in un approfondimento sul tema realizzato in questo numero). Certamente la congiuntura non è positiva, ma come ha detto Annarosa Racca in un convegno durante la kermesse bolognese “Aziende, stateci vicino!”. E il supporto passa anche attraverso attività di comunicazione, che inducano il consumatore finale a entrare in farmacia con l’obiettivo di acquistare l’ultima novità dermocosmetica. Certamente non è solo una responsabilità dell’industria: i farmacisti devono fare la loro parte in termini di servizio e di consiglio e devono investire sul reparto, per farlo crescere prima e consolidarlo poi. Il canale sta attraversando un momento di transizione, una fase di cambiamento dalla quale può uscire ancora più forte e solido, anche grazie ai margini che il reparto dermocosmesi può offrire.
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