Appare sempre più evidente, anzi certo, che il retail come lo abbiamo vissuto negli ultimi decenni sia destinato a cambiare e probabilmente alcuni format sono persino giunti alla fine della loro corsa. Le ragioni e gli elementi condizionanti di questa rivoluzione sono molti e spesso intrecciati, anche se ha ‘molta’ ragione Luca Pellegrini – presidente di TradeLab- nell’affermare proprio in queste pagine che il primo equilibrio che si è frantumato e che, quindi, i p.v. devono ritrovare è quello dei fatturati. Ma è solo l’inizio, perché i segnali di un cambiamento di portata molto più ampia e profonda ci sono già tutti, tanto che oltreoceano molti arrivano a evidenziare che in realtà è il commercio come è stato concepito negli ultimi 100 anni (e più) ad essere sempre più pronto a dirci addio. E con questo non stiamo dicendo che ciò avverrà domani e in maniera radicale e totale e tanto meno che ci sta per salutare il commercio. Semmai che l’equazione su cui questo tipo d’attività fino ad ora si è basato sta per trovare nuovi confini. “Non saranno più i consumatori che viaggeranno verso i negozi, ma i negozi che dovranno viaggiare verso i consumatori”, ha sintetizzato Doug Stephens, fondatore della società di consulenza Retail Prophet che lavora negli USA per società del calibro di Walmart e Target. In altre parole il consumatore - e non più il punto vendita nella sua fisicità - sarà la ‘vera’ destinazione a cui pensare nella catena commerciale. I primi passi di questo cambio di coordinate
si leggono senza dubbio nell’affermarsi stesso dell’e-commerce, ma pure dei servizi di click&pick di molte insegne multicanale o, per guardare a una case history recente italiana, nell’iniziativa “Lo sconto su misura” di Esselunga. Questo in altre
parole vuole dire che il sistema retail, incluso quello fisico, andrà reinventato. Questo è ovvio che spaventi perché significa non semplicemente cambiare, ma in più doversi confrontare con una miriade di variabili e di declinazioni possibili e quindi con
un ecosistema molto più complesso, ma come dice Patrizia Martello – presidente di Memethic - “complesso non significa più difficile, ma più denso di possibilità”…
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