Editorialisti

04 Novembre 2014

SIAMO IN DEFLAZIONE…

share Elena Reguzzoni TCE

Molti - a partire dalle agenzie di rating come Standard&Poor - hanno scritto che il vero pericolo dell’economia europea, a cominciare da quella di Paesi come Belgio, Grecia e Italia, non è la recessione, ma la deflazione. E lo stesso possiamo ben dire per il mercato technical. Sembrerà forse un’affermazione strana, dal momento che per anni la bestia nera dell’economia italiana è stata al contrario l’inflazione; senza contare, poi, che in termini più generali, si è portati a ritenere che i consumi siano aiutati dai prezzi in calo. Ma, non è un’affermazione strana, perché al contrario l’accoppiata “recessione-deflazione” è un mix con cui non è salutare confrontarsi, e un settore come quello dei prodotti tecnologici, già da tempo alle prese con questa doppia dinamica, dovrebbe ben saperlo. Per quali ragioni? Iniziamo con il dire che se i prezzi scendessero di loro, per esempio per un calo delle materie prime, si parlerebbe di disinflazione, ma quando è la contrazione della domanda a generare una sforbiciata sui prezzi allora gli economisti parlano di deflazione. Già questa precisazione fa capire da sola che non è sempre oro quello che luccica. E infatti, quando un mercato è deflattivo significa per le aziende - per cominciare - confrontarsi con un consumatore che ha la consapevolezza che i prezzi scendono e che quindi da un lato è portato a considerare sempre meno consistente il valore attribuito a questi prodotti; dall’altro è spinto a rimandarne l’acquisto - se non proprio indispensabile - perché sa che il prezzo scenderà ancora. Tutto ciò significa quindi misurarsi con una domanda su agiscono ben due freni: il primo strettamente legato al potere d’acquisto - e quindi alla recessione in senso stretto - e l’altro collegato invece a una propensione alla spesa - soprattutto di prodotti durevoli - smorzata e non solo incentivata dal calo dei prezzi. Ma, non è tutto, perché c’è un impatto ancora più insidioso, come ben sa il mondo eldom: quello sui conti dell’aziende. Perché se gli italiani spendono meno - sia in termini di volume sia di valore e quindi il prezzo medio e con lui il margine medio calano - le imprese sia del retail sia dell’industria vedono contrarsi il fatturato e soprattutto la redditività e il flusso di cassa e quindi hanno solo due strade: tagliare i costi e fare promozioni ancora più aggressive. Due opzioni che significano ulteriore spinta deflattiva, ma anche meno investimenti e meno occupazione e quindi un costante impoverimento della filiera che poi si tradurrà alla fine in una ulteriore compressione del potere di spesa dei consumatori e delle imprese. Insomma un cane che si morde la coda. Le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti: il mercato technical sta alimentando una spirale negativa che certamente sta dando dei benefici al consumatore che compra un prodotto più bello a un costo via via inferiore e dando dei benefici illusori sia alle insegne sia ai brand, ma sta ‘vivendo’ in realtà di tagli prezzo e quindi comprimendo inesorabilmente profittabilità e liquidità, peggiorando così gli effetti della recessione e non certo migliorandoli. D’altronde come molti anni fa il padre della macroeconomia - John Maynard Keynes - aveva teorizzato, la deflazione non è solo l’effetto di un clima economico recessivo, ma ne è anche un’ulteriore causa. Ma, di questo purtroppo il mercato technical sembra non voler rendersi conto, preferendo far finta ancora di operare in un contesto in sviluppo e con tassi inflattivi…

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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