Editorialisti

10 Novembre 2016

VENDOR O BACCHETTA MAGICA?

share Elena Reguzzoni TCE

Lo ha sottolineato Vladimiro Carminati di De’ Longhi a inizio autunno e lo dice ancora a più chiare lettere Pier Giorgio Furcas di Huawei nell’intervista che trovate in questo numero. L’industria non è più disponibile a fare da bacchetta magica dei conti del retail. D’altronde questa non è in primo luogo una responsabilità dei brand che di mestiere fanno gli industriali e non i commercianti, ma non è neanche più nelle loro disponibilità. Entrambi aspetti che sembrano però spesso sfuggire a un canale al contrario ‘arroccato’ su meccanismi ed equilibri di relazione ormai più viziosi che virtuosi. Per prima cosa negli ultimi tempi – anche sulla spinta di alcuni interventi dell’antitrust e della crescita di altri canali – l’industria sembra ricordarsi che il suo territorio è quello del prodotto e non quello del suo posizionamento al pubblico che è invece compito della distribuzione che oggi è però troppo avvezza a far tornare i conti battendo cassa dai brand, “troppo abituata a rischiare molto con i soldi degli altri”, come dice qualcuno. Nello stesso tempo il canale sembra mettere a fuoco con difficoltà quanto la platea dei vendor si stia riducendo e quanto le loro possibilità di spesa (come le loro redditività!) abbiano subito forti sforbiciate. Gli anni 2000 sono passati, molti marchi hanno lasciato il mercato, pochi hanno fatto il loro ingresso, diversi player hanno dato semplicemente in licenza i loro brand e molti sono presenti nel nostro mercato ormai con team ‘ultra leggeri’. Ma, ciò nonostante l’industria si trova a fare i conti tuttora con una ricerca e una richiesta di risorse che non è certo diminuita, anzi il contrario, tanto che Furcas arriva a definirla “smisurata”. Con questo non vogliamo dire che l’industria non ha le sue responsabilità perché non si è certo sottratta al suo ruolo di “bacchetta magica”, anzi questo compito l’ha spesso e volentieri alimentato o almeno strumentalizzato, ma ciò non toglie che anche questa ‘denuncia’ misuri quanto si stia sempre più ampliando il gap fra quello che l’ecosistema/filiera del mercato technical richiede in termini di risorse per alimentarsi e quante ne restituisce. Di certo, nel lungo elenco delle riflessioni che il canale dovrebbe fare sulle conseguenze di un modello di business arrivato a fine corsa, c’è anche questa da aggiungere, e non è certo poca cosa...

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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