Editorialisti

28 Aprile 2009

AIUTI MA SENZA ALIBI

share Elena Reguzzoni TCE

Bisogna imparare a dialogare con le istituzioni. Questa è l’esortazione che Aires ha lanciato alla tavola rotonda confermando così quanto stia crescendo la consapevolezza della necessità di acquisire un peso istituzionale. D’altronde oggi non è in gioco solo la sorte e il futuro delle singole società e avvicinare lo Stato alle esigenze e alle difficoltà del comparto è più che mai attuale. E quindi ben venga l’attivismo che l’associazione esprime in un dialogo e in una collaborazione sempre più stretta con Federdistribuzione e Confcommercio. Il commercio – l’abbiamo già detto a gran voce - ha bisogno di far valere i propri numeri, sollecitando la modifica e la liberazione di quelle regole sul commercio che alla luce della crisi risultano definitivamente e inspiegabilmente limitanti o addirittura penalizzanti, ma anche dicendo la propria su interventi strutturali e lacune di sistema o normative. Ed è altrettanto importante che intorno al trade si raccolga tutta l’industria, e non solo la voce solista delle aziende del bianco. Nessuno sottovaluta il peso dell’industria dei grandi elettrodomestici nel sistema industriale ed economico del nostro Paese ma questo non deve mettere in secondo piano altre priorità – come la digitalizzazione o l’informatizzazione – che devono essere “ricordate” alle istituzioni per prime dalle aziende del bruno e del hi-tech. Attenzione però, fare sistema è importante ma non deve fornire alcun alibi all’urgenza interna del nostro mercato di affrontare le proprie responsabilità, di rivedere le regole con cui fare business. La strada è impegnativa, ma il futuro di questo canale dipende dalla capacità di rimettersi in gioco e di investire in un profondo cambiamento.

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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