Editorialisti

09 Aprile 2014

DRITTO E ROVESCIO (DELLA MEDAGLIA)

share Elena Reguzzoni TCE

Per quanti anni abbiamo sentito ripetere che uno dei maggiori limiti del mercato technical italiano era l’eccessiva frammentazione della distribuzione? Tanti, e con tutti - player dell’industria in prima linea - a chiedere che la concentrazione si affacciasse anche nei nostri confini. Eppure oggi che questo processo inizia a palesarsi e che, allo stesso tempo, appare evidente che le difficoltà degli ultimi due anni daranno un’ulteriore quanto incisiva spinta alla ‘scrematura’ degli operatori della distribuzione, c’è qualche manager che ‘improvvisamente’ se ne lamenta. Affermazioni come: “Se andiamo avanti di questo passo l’80% del nostro fatturato sarà nelle mani di neanche dieci ragioni sociali” oppure “Fra due anni ci troveremo a lavorare solo con grandi player e rimpiangeremo di aver salutato certi retailer” sono più comuni di quanto si pensi. Sembra quasi che si dimentichi che è inevitabile che se un canale si concentra, diminuisce il numero degli operatori e aumenta il loro peso specifico e ancor più che i vantaggi di quel processo che fino a ieri si sono invocati derivano proprio da questa diminuzione, non da altro. Perché un minor numero di player è la ricaduta inevitabile di una domanda che arranca da troppo tempo, ma soprattutto significa minori dispersioni di fatturato e di gestione e minori turbolenze, promozionali in primis. Ma, non è tutto, perché la concentrazione può portare con sé i semi di quel salto qualitativo e culturale di cui tanto ha bisogno questo mercato. Paolo Locatelli, CE director di LG, dice spesso: “Clienti più grandi comportano strutture e pensieri commerciali più professionali”, perché anche se la competenza, l’efficienza e un approccio manageriale profondo non sono certo propri solo dei grandi retailer, sicuramente per questi ultimi sono condizioni imprescindibili per sopravvivere. Fino a qui, quindi tutto bene, ma è altrettanto vero che se oggi parte dell’industria non fa più la ola alla concentrazione, non è perché non è cosciente di questi possibili vantaggi, ma perché sa che questo processo in ultima battuta comporterà anche (se non soprattutto...) una profonda riassegnazione degli equilibri e delle forze. Molte posizioni attuali sia sul fronte della distribuzione sia dei vendor saranno a rischio e quindi diversi attori di oggi si ridimensioneranno o addirittura scompariranno e questo a sua volta rafforzerà chi è già forte. Perché alla fine, che piaccia o meno, la concentrazione è sinonimo di selezione e al momento solo ‘una specie’ sembra destinata ad avere la meglio: quella dei più grandi. Ecco perché oggi probabilmente qualcuno vorrebbe ‘tirare il freno’…

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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