Editorialisti

06 Maggio 2014

NASCONDERSI... DIETRO UN DITO

share Elena Reguzzoni TCE

Mai come negli ultimi mesi, un leit motiv sembra accomunare il punto di vista di alcuni player dell’industria con quelli della distribuzione: “servono meno punti vendita!”. Servono meno punti vendita perché si vende di meno, perché ci sono troppe superfici eldom in perdita, troppi in bacini o location deboli e potremmo continuare. La numerica stessa sia dei negozi al di sotto degli 800 metri quadri (i cosiddetti electrical shop) sia dei technical store e superstore ci conferma da tempo che il processo di selezione è in atto, tanto che negli ultimi anni solo le insegne ‘concorrenti’ della grande distribuzione hanno visto crescere il numero totale di esercizi attivi. Eppure tuttora in ben pochi casi la diminuzione delle reti eldom è legata a un processo ‘meditato’ di razionalizzazione e non ‘imposto’ da un ultimo tentativo di salvataggio, e, ancor più raramente, essa non è assecondata alla priorità del mantenimento del fatturato. Gli stessi retailer che in alcuni casi sono in prima linea a stupirsi della numerosità e localizzazione dei punti vendita eldom sono i primi a tenere in attento conto - nel valutare l’ipotesi’ chiusura’ - non tanto la pesantezza e la complessità della macchina delle chiusure, quanto le ricadute ‘dimagranti’ di una tale decisione sul giro d’affari. In altre parole: meglio tenere aperti dei negozi in perdita che andare sotto un certo livello di fatturato. Quella soglia che se in taluni casi serve a conservare una certa rilevanza agli occhi dell’industria, nella maggioranza è indispensabile soprattutto per mantenere in equilibrio le incidenze di molti costi e un certo flusso di cassa. Ovvero, come affermano gli stessi interessati, a tenere in stabilità l’azienda stessa. Un’affermazione ‘strana’ perché quantomeno contraddittoria che però non stupisce, soprattutto in un mercato pieno di paradossi come quello technical, ma che inevitabilmente deve far apparire questa stabilità per quella che è: fragile e illusoria. Fragile se si pensa, come ricorda Alessandro Butali in queste pagine, quanto siano oggi numerosi i venti contrari e facile esserne destabilizzati. Illusoria se si considera che non solo i punti vendita in negativo continuano comunque a ‘inniettare’ perdite nei conti, ma che in condizioni indubbiamente ancora avverse cercare di raggiungere il citato livello di fatturato con una rete in parte zoppicante obbligatoriamente porterà a ricorrere alla solita leva, cioè alle promozioni di forte richiamo. Quelle che di certo non potranno mancare in occasione dei Mondiali. Un’occasione quanto mai ghiotta per creare stabilità di carta velina e per pensare quindi di potersi ancora una volta nascondere. Ma, sempre e comunque dietro un dito...

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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