Editorialisti

25 Giugno 2009

PERCHÉ SI APRE?

share Elena Reguzzoni TCE

Il canale, da Nord a Sud, dai piccoli negozi di prossimità ai megastore, dalle realtà individuali alle luccicanti insegne multinazionali, sembra essere stato in questi mesi toccato da una febbre di aperture. Parliamo di febbre in relazione anche alla fredda temperatura del mercato - e dell’economia in misura più ampia - che rende il susseguirsi delle inaugurazioni qualcosa di imprevisto rispetto alle parole d’ordine che quasi tutti gli operatori avevano urlato a gran voce nell’autunno dello scorso anno e qualcosa di lontano dalla strada della razionalizzazione, imboccata da sempre come primo scudo ai cali di fatturato e di utili. Stilando un elenco di queste nuove realtà commerciali viene persino difficile credere a quello che molti dealer dichiarano e cioè che questa crisi è la più pesante con cui il mondo del retail si sia mai confrontato.
Certamente si osserverà, da un lato che molte di queste operazioni commerciali sono state varate in tempi “non sospetti”; dall’altro che oltre alle aperture si affiancano anche alcune chiusure. Cessazioni di attività contenute e peraltro, anche in questi tempi di crisi, quasi mai pubblicizzate o se “scovate” giustificate raramente con il rosso dei conti. Ma questo non è il punto. Il nodo da sciogliere è a quali obiettivi queste espansioni rispondono. Perché nessuno nega che lo sviluppo, il rinnovo o il potenziamento delle singole reti possano essere una risposta – e vincente - alla crisi. Ma non si può neppure negare che alcune delle recenti inaugurazioni facciano sorgere più di qualche perplessità sul ritorno di tali investimenti o, nella migliore delle ipotesi, il sospetto che si cerchi ancora una volta una comoda sostanza doppante per i fatturati in sofferenza. Certamente il canale è in agitazione e i cambi di poltrona e le ristrutturazioni di alcune centrali ne sono un evidente segnale. D’altra parte alcune onde d’urto dell’affanno dei mercati si devono ancora abbattere sul canale e diverse insegne come diversi operatori sembrano esserne coscienti. Ma bisognerebbe essere altresì consapevoli che la via delle aperture facili o del miope localismo hanno ben poca possibilità di costruire il tessuto distributivo di domani.

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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