Editorialisti

21 Giugno 2011

POCHI UTILI, TANTI FUTILI

share Elena Reguzzoni TCE

Chi lo avrebbe mai detto che il canale eldom è vittima di un principio descritto a inizio ‘900 da un economista italiano, Vilfredo Pareto? Ci riferiamo alla legge “20/80”, secondo la quale la maggior parte degli effetti (l’80%, per l’esattezza) è dovuta a un numero contenuto di cause (il 20%). Alcune traduzioni pratiche? Il 20% della popolazione genera l’80% del reddito nazionale, sul 20% dei prodotti si concentra l’80% delle vendite di un brand, il 20% delle merci in stock produce l’80% delle movimentazioni; e così via. Direte, e cosa c’entra tutto ciò con le reti dei negozi technical? C’entra, e molto. La riflessione ci è stata stimolata da una lettera di un player dell’industria che ha preso carta e penna e ci ha mandato alcune considerazioni sulle dichiarazioni fatte dai sette retailer coinvolti nell’inchiesta “Fatturati sotto assedio” del numero di Giugno, lettera che trova spazio a pagina 7. Ebbene da queste righe appare quanto mai evidente come il canale eldom punti sempre di più ad abbracciare la legge “20/80”, complice ovviamente la necessità assoluta di trovare ossigeno nell’efficienza. In altre parole “corre”, all’inizio per scelta e poi per mancanza di alternative, per far sì che il 20% generi l’80%. Si dirà, nulla di diverso dalla strada già percorsa dai retailer food. Peccato però che questi operatori non solo hanno logiche di business e di mercato distanti da quelle hi-tech, ma soprattutto hanno una natura diversa. Sì perché loro sono insegne generaliste; quelle eldom sono invece specialiste. E in quanto mass market, per le imprese della GD la strada della concentrazione su pochi brand, segmenti, prodotti in grado di generare grandi fatturati – grazie al piede sull’acceleratore dei volumi! – è persino scontata. Ciò è invece molto meno comprensibile per quelle eldom. Perché, come ci ricorda la lettera, in quanto specialiste dovrebbero “campare anche di altro”. Non diciamo certo di nicchie – in cui peraltro l’universo dei consumatori si sta frammentando sempre di più - ma neppure solo di top 5: i migliori 5 brand, i migliori 5 prodotti, le migliori 5 rotazioni… Al contrario dovrebbero vivere di sogni, di desideri, di novità tecnologiche, di prodotti speciali e particolari, di servizi, di qualificazione, di competenza e d’assistenza, ancor prima che di ampiezza e di profondità d’assortimento. Ed è proprio tutto ciò che dovrebbe essere alimentato, in piena coerenza con la propria ragion d’essere e con la profonda coscienza che la concentrazione è una spirale virtuosa, ma altrettanto viziosa, perché – autoalimentandosi - spinge i retailer a ripiegarsi sempre di più su se stessi e a rinunciare a guardare ad altre opportunità di profit e di business, in primis proprio a quelle che potrebbero dare vitalità e linfa a un mercato sempre più piatto e fare la differenza …

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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