Editorialisti

03 Giugno 2014

UNA CATTIVA CONSIGLIERA

share Elena Reguzzoni TCE

“La paura è un’intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto”, si legge su Wikipedia. Ebbene, proprio questa emozione sembra oggi essere un insidioso rischio per il canale, come anche qualche passaggio di questo numero testimonia. Paura di perdere il lavoro, paura di non essere all’altezza di situazioni difficili, paura di non trovare le soluzioni giuste ed efficaci ai molti problemi, paura di confrontarsi con una serie di numeri negativi, paura di perdere quello che si è costruito, paura del futuro, e potremmo continuare. Timori del tutto comprensibili, anzi legittimi se pensiamo alle prove che questa crisi sta schierando senza sosta. Ma, se oggi molti vertici hanno paura di cambiare per concentrarsi solo sugli economics, sotto si evita di decidere perché entrambe le cose – cambiare e decidere - portano con sé il rischio di sbagliare o di fare qualcosa che testimonia che si è sbagliato fino ad allora. Qualcuno ha detto: “Si ha paura quasi di poter fare meglio”. Risultato? La propensione a rischiare cala, ci si chiude a tutto ciò che è nuovo: opportunità di business, soluzioni d’efficienza e stimoli inclusi. Si guarda il breve, quello che è standardizzato e consolidato, convinti che basti il taglio dei costi e la massimizzazione di certi kpi. Ma, così tutto si ingessa, tutto si annacqua, tutto rallenta, proprio ora che servirebbe al contrario non stare fermi e non essere ‘grigi’, ma al contrario lanciare lo sguardo e il cuore oltre l’ostacolo per inseguire tutto quello che si muove...

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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