Editorialisti

04 Giugno 2015

UN CANE CHE SI MORDE LA CODA…

share Elena Reguzzoni TCE

Nel 2010, quando il canale eldom esprimeva 10 miliardi di euro di vendite, le principali insegne eldom da sole contavano reti per 2.405 punti vendita. In questi cinque anni il sell out è calato a 8,4 miliardi di euro, ma nonostante questa ‘evidente’ contrazione – in parte tra l’altro attenuata dalla crescita quasi del 40% delle vendite on line – e la scomparsa di ben sette insegne, la numerica dei negozi è rimasta a quota 2.136. Come ha sintetizzato un retailer: “Siamo troppi, ma soprattutto ci sono troppi negozi, troppi sono in perdita e molti sono ormai datati”. Un argomento pesante – quello della razionalizzazione delle reti - che non piace a nessuno, certo, ma se gli anni dello switch off hanno alimentato una corsa alle aperture indipendentemente anche dalla sostenibilità dei conti economici, oggi la scarsa o inesistente sostenibilità di molti negozi pesa come un enorme macigno non solo sui bilanci di molti player (diventando di conseguenza non più procrastinabile), ma anche sull’intero canale. La corsa costante a fatturati a suon di promozioni - si pensi a quante ‘bombe’ sono state sganciate nel mese di maggio – è infatti figlia anche della necessità di alimentare reti calibrate su altre epoche di fatturato e di redditività, ma anche su livelli di budget dei brand diversi. Nello stesso tempo l’equazione del volume uguale valore di un retailer incentiva a tenere aperti pv oltre ogni ragionevolezza economica, perché in gioco ci sono certamente posti di lavoro e investimenti, ma anche quote di presidio e un certo volume di fatturato. “Tanto o poco è sempre qualcosa”, ha detto qualcuno. Dunque, un cane che si morde la coda… anche se tutti sono coscienti che se le reti fossero tutte efficienti il canale potrebbe liberarsi da molte dispersioni di energie e risorse, ma anche da forti condizionamenti. Non a caso, l’industria nelle pagine di questo numero ha detto che la concentrazione del canale è per il momento un processo zoppo perché non è nato né è stato accompagnato da una razionalizzazione delle reti. Una ragione in più per ri-affermare che è un argomento caldo, ma soprattutto pesante, nessuno lo sottovaluta, e che quindi comprensibilmente non piace a nessuno, ma forse la decisione di Mediamarket di procedere a sette chiusure aprendo un tavolo con le rappresentanze sindacali è anche una chiara conferma che è arrivato il momento in cui bisogna fare i conti con la cruda realtà…

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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