Editorialisti

25 Agosto 2014

ONORI E ONERI

share Elena Reguzzoni TCE

L’abbiamo evidenziato: l’industria ha una responsabilità enorme in questo momento del canale, ma lo vogliamo rimarcare con ancora più decisione. Crediamo infatti che in questa fase di transizione - e quindi di grande confusione di tante realtà della distribuzione - i brand siano chiamati più che mai a vestire quel ruolo di indirizzatori del mercato, ruolo che nel mondo technical non ha mai particolarmente brillato, ma della cui importanza oggi non abbiamo alcun dubbio. Se il CEO di Mediamarket ha sostenuto su queste pagine: “Ai brand il compito e l’onere di presentare gamme di prodotto sostenibili economicamente. Al retail il dovere di presentarle al consumatore e di sperimentare nuove soluzioni commerciali”, noi crediamo che questo schema sia decisamente riduttivo, se non semplicistico rispetto alla complessità della realtà italiana del canale technical, e che all’industria siano oggi richiesti quanto meno – citando sempre Joachim Röesges – altri due compiti e oneri. In primo luogo quello di una visione e con essa quello di uno sforzo costante a stimolare il canale a spezzare l’assoluto dominio delle necessità contingenti e del “facciamo quel che sempre abbiamo fatto”. Assecondare queste due pratiche dominanti equivale invece ad avvallare se non ad amplificare un pericoloso appiattimento, aprendo le porte a una fase di declino. Roberto Paris, a.d. di Universal Pictures, nell’intervista di copertina ha affermato: “A volte ho quasi la sensazione che non vogliamo vendere film alle persone. E questa considerazione non è una critica, è soprattutto un’autocritica, perché se noi aziende siamo convinte che certe idee possono funzionare e altre al contrario sono superate o limitanti, dobbiamo essere noi a sostenere e a promuovere le prime e ad abbandonare le altre”. E qui veniamo al secondo dovere: quello di dire di no. Dire di no alle molte richieste di esborso ai confini della decenza commerciale e dagli inafferrabili ritorni, ma soprattutto a quelle proposte del retail in cui non si costruisce nulla da entrambi i lati e in cui nessun vecchio paradigma viene scalfito, continuando così a reiterare all’infinito gli stessi errori. Non è facile, anzi forse dire di no è la cosa più difficile da iniziare a fare perché anche l’industria ha target da raggiungere e nessuno vuole rischiare di essere l’unico o fra i pochi a rompere le fila, ma una cosa è ancora più certa: è venuto il momento degli oneri e non solo degli onori, in primo luogo per i big brand.

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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