Editorialisti

06 Settembre 2010

TALPE O FALCHI?

share Elena Reguzzoni TCE

Una cosa è certa. Chiunque si incontra – brand o retailer, a.d di una grande multinazionale o piccolo operatore indipendente – denuncia la continua erosione dei prezzi e dei margini del mercato hi-tech. Tutti parlano con toni deplorevoli di questo fenomeno che eppure non ha fine, come ci confermano alcune pagine di questo numero. Tutti per giunta si dichiarano genericamente responsabili, e così nessuno si riconosce di fatto chiamato in causa; anzi di più: tutti in questo modo si trovano giustificati. La crisi non ha aiutato, si osserverà, e a ragione perché è inevitabile rispondere alla contrazione dei consumi e della spesa con soluzioni sul presente e orientate all’opportunismo. Ma possiamo però osservare che questo vizio non nasce certo con il fallimento di Lehman Brothers, tanto che recentemente anche un colosso americano del retail ha riconosciuto: “È semplice. L’industria trova più facile costruire e commercializzare grandi volumi di prodotti cheap. Il trade trova più facile vendere con il prezzo che con la qualità, anche della propria shopping experience. Tutti sono diventati pigri, anche nel marketing; e il mercato sta pagando con la giusta moneta”.
Ma non è tutto, perchè possiamo ancor più far osservare che questo tipo di fenomeno è prima di tutto “IL” rischio che questo mercato decide di ignorare. Perché di rischio e non di effetto si tratta! L’assottigliarsi progressivo della catena del valore è ovvero quell’insidia che può ragionevolmente non solo frenare o impedire - come accade oggi - l’innalzamento o il raggiungimento di performance finanziarie sane da parte dei singoli operatori – e i segnali di questa eventualità sono già molto evidenti -, ma potrebbe persino mettere a rischio lo sviluppo e quindi il futuro dell’intero canale. E per questo che sarebbe bello che questo mercato imparasse a definire dei livelli massimi accettabili – e sottolineiamo, accettabili - entro i quali il gioco vale la candela, ricordando prima e non dopo che il fine ultimo di ogni azienda è quella di portare a casa valore. In secondo luogo, bisognerebbe che si imparasse a migliorare anche la capacità visiva spingendo lo sguardo verso l’orizzonte, o quanto meno verso il prossimo futuro. Quel tanto che serve a far realizzare non tanto che la chiusura del paracadute dello switch off è dietro l’angolo, bensì per rendersi conto – finalmente! - che occasioni così sono merce rara…

Elena Reguzzoni TCE

45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialità.

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocità e il dinamismo, ma non comprendo la capacità di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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