Editorialisti

30 Gennaio 2015

VA BENE COSÌ?

share Elena Reguzzoni Trade Bianco

Sarà ancora un anno di transizione e probabilmente non sarà neppure l’ultimo. Sono in molti a crederlo, perché nonostante l’impennata della concentrazione dei fatturati che si è avuta in grandissima parte per effetto di operazioni di assorbimento legate all’uscita di tre catene internazionali dal mercato italiano, il canale è lungi dall’aver trovato un assetto (e assestamento) finale e con esso magari una certa tranquillità di comportamenti. Oggi d’altronde c’è un forte gap fra le prime due ragioni sociali e quelle che le seguono, come disegna bene nell’intervista di copertina l’ad di DPS group Yves Di Benedetto, ma ciò nonostante i due big sono più di ieri alla ricerca di fatturati, anche se motivati da ragioni diverse. In compenso quelli che siedono sul terzo, quarto, quinto gradino vogliono (e devono) ridurre quel divario che è diventato una distanza non solo di peso, ma anche di forza contrattuale e quindi ‘pericoloso’. Non mancheranno certo neanche retailer che tenteranno il tutto e per tutto per tenere a galla la barca della loro società, anche se l’impresa di anno in anno si fa sempre più ardua. Quindi, le premesse affinché il gioco promozionale imperi e sia un gioco ancora cattivo ci sono tutte, compreso l’appoggio dell’industria che se pur si dichiara anno dopo anno più ‘povera’, dimostra nella stragrande maggioranza dei casi solo una maggiore selettività nei contributi elargiti per alimentare direttamente e indirettamente (vedi bundle) la fucina delle promozioni. Questa è la realtà, al di là dei soliti (e ormai triti e ritriti) buoni propositi di inizio anno. Però guardando l’andamento del bianco e in particolare di certe categorie e di alcuni brand in particolare e del loro ‘fantastico’ prezzo medio, viene proprio da dire che questo mercato è assolutamente artefice del proprio male. E infatti ripensando ai risultati che il presidente di una nota piattaforma veneta ci ha mostrato con il peso dei segmenti premium del grande elettrodomestico in consistente doppia cifra a unità (e non solo a valore), continuiamo sempre a non capire perché la ricetta di valorizzare quanto meno la domanda spontanea sia una strategia delle medio-piccole realtà a conduzione familiare, come se per gli altri retailer valesse solo la formula “alti volumi=alto fatturato” (con bassa redditività) e non anche “alti prezzi medi=alto fatturato” (con buona redditività). Ma, forse come ha detto qualcuno: “La verità è che va bene così”…