Editorialisti

31 Maggio 2017

Inquietudini di mercato

share Stefano Radice

Stiamo assistendo in questi giorni al duro scontro tra il Festival di Cannes, il Cnc francese e Netflix. Il riferimento è alle polemiche suscitate dagli esercenti francesi per i due film Okja di Bong Joon-Ho e The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach, prodotti da Netflix e in concorso sulla Croisette. Come noto la policy della società di Los Gatos è quella di non prevedere l’uscita in sala o, al limite, una contemporanea tra la piattaforma Svod e un numero limitato di schermi. Impossibile, soprattutto in Francia dove la window tra uscita al cinema e poi in Vod è fissata per legge in 36 settimane. Da qui la decisione del festival che, dal 2018, ha stabilito che i film in concorso dovranno garantire l’uscita in sala. Una chiara mossa anti Netflix. Una vittoria degli esercenti? Così potrebbe sembrare.

A ben vedere, però, sorge più di un dubbio. Il festival si è impegnato a non accettare in concorso quei film che poi non usciranno in sala. Ma per i titoli nelle altre sezioni? E, soprattutto, per i film fuori concorso, spesso prestigiosi e di appeal commerciale? Cosa accadrà? Non pensiamo che istituzioni come Cannes, o come i più importanti festival mondiali, possano dire no ai film di Netflix se questi non passano in sala.

 

Come ha ben sottolineato il direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, «il ruolo dei festival è diffondere il cinema di qualità, selezionarlo, farlo emergere, sostenerlo in quanto tale e non per dove si può vedere». Finora, poi, stiamo parlando di film da festival, rivolti a un’audience ben identificabile e, se vogliamo, circoscritta. Cosa accadrà quando arriveranno le produzioni ad alto budget di Netflix? Stiamo parlando di film con alte ambizioni di box office in ogni mercato, e quindi anche in Italia, come potrebbero essere i nuovi lavori con Will Smith e Brad Pitt che la piattaforma Svod sta producendo. Saranno film come questi, sempre di più in futuro, un banco di prova per tutta l’industria. Bisognerà portare Netflix al tavolo di trattative (a Hollywood, non certo in Europa) per convincerli a modificare il proprio modello di business. E se si andasse verso una contemporanea tra uscita al cinema e sulla piattaforma Svod? Alcuni sostengono che forse gli esercenti dovrebbero pensarci bene prima di erigere barricate. Avrebbero l’occasione di dimostrare una volta di più che l’esperienza in sala è davvero unica, anche rispetto alla comoda contemporanea sulle piattaforme. Però, una volta andati in questa direzione sarebbero tutti i produttori e gli aventi diritto a chiedere day and date tra i diversi sfruttamenti. E il sistema sale sarebbe fortemente a rischio. E con questo sarebbe compromessa anche la catena di valore dei film. Purtroppo, non è proprio fantascienza quella che descriviamo. Siamo alla vigilia di cambiamenti epocali che coinvolgeranno tutto il settore. Il timore vero, a nostro avviso, è che la piattaforma guidata dalla coppia Hastings-Sarandos non avrà alcuna intenzione di cambiare impostazione.

E allora sarà sì un ulteriore grave problema per i cinema, e per il pubblico, non aver accesso a quei film, se non abbonandosi a Netflix. Qualcosa di molto più impattante che un semplice titolo in concorso a un festival. Un’ultima considerazione. Al centro delle polemiche c’è appunto Netflix. Amazon, in questo momento, ha un’altra politica che prevede, per i suoi film, il passaggio in sala e il rispetto delle finestre. Ma sarà sempre così? Non è che, prima o poi, si avvicinerà a Netflix? O che, magari, chiederà per i suoi film l’azzeramento delle finestre? Torneremo ancora su questi temi. Siamo alla vigilia di una battaglia epocale che vedrà coinvolti tutti, produttori, distributori ed esercenti. E anche i media.