Editorialisti

26 Aprile 2017

Cinema urbani. Un futuro complicato

share Stefano Radice

L’attenzione verso i cinema, in particolare quelli di città, è di nuovo al centro dell’attenzione. Non che il tema fosse scomparso dai radar, ma da qualche mese è tornato al centro dell’agenda delle priorità. Merito anche della nuova legge che mette sul piatto 120 milioni di euro in cinque anni per l’apertura e la ristrutturazione di cinema; aspettiamo i tanto sospirati decreti attuativi (che speriamo arrivino al più presto) anche per vedere come saranno articolate queste risorse. Di cinema urbani, inoltre, si è parlato in modo diffuso anche al convegno Anica di inizio aprile voluto da Francesco Rutelli.

Molte città italiane, per non dire tutte, hanno visto ridurre sempre più il numero di schermi. Non si contano gli appelli di registi, autori, attori che a mezzo stampa hanno lamentato queste chiusure e in alcuni casi hanno anche dato “suggerimenti” su come dovrebbe essere un cinema oggi (come se ci trovassimo ancora negli anni 70 con cinema obsoleti, mentre gli investimenti milionari sostenuti in questi anni dagli esercenti hanno permesso di modernizzare il nostro parco sale). Certo siamo tutti d’accordo: sarebbe auspicabile un’inversione di tendenza che porti a nuove aperture o riaperture di cinema chiusi. Peccato che sia molto difficile riuscirci. E per svariate ragioni di cui si è spesso detto ma che è opportuno ricordare.

 

Trovare nelle aree urbane spazi idonei ai cinema magari è anche fattibile ma si tratta comunque di progetti molto costosi che, visti i bilanci delle società di esercizio, e l’andamento del mercato, pochi imprenditori sono disponibili a sobbarcarsi. Lo stesso dicasi anche per quegli esercenti che vogliono ampliare le loro strutture, o semplicemente aumentare il numero di schermi. Non mancano casi virtuosi come può essere quello di Lionello Cerri che a Milano sta raddoppiando l’Anteo, ma resta comunque un esempio isolato a portare avanti un’opera di questa portata. Le idee, la volontà, i progetti agli esercenti non mancano – ne siamo convinti – ma quello che rimane uno degli ostacoli principali è l’accesso al credito. Da anni le banche sono restie a concedere finanziamenti che vadano in questa direzione e gli anni della crisi economica non hanno certo facilitato il loro compito.

E poi c’è il grande ostacolo della politica, intesa come amministrazioni locali: davvero a loro interessa il cinema come luogo fisico di socializzazione e cultura? A parole sì, ma in pratica la situazione è diversa. Per queste ragioni spesso gli esercenti si sono ritrovati soli. Siamo convinti che un vero sviluppo potrà essere favorito solo se chi guida i comuni o le Regioni capirà l’importanza di un settore come l’esercizio e predisporrà piani di investimento, fondi e, soprattutto, sgravi fiscali che potranno aiutare gli imprenditori. Le imposte locali, poi, sono un macigno per le casse dei cinema. In questo fa bene il presidente Anec, Luigi Cuciniello, a insistere con convinzione perché si tratta di storture che vanno eliminate. Perché le cose cambino, è sempre più necessario un grande lavoro politico dell’Anec che deve sensibilizzare sempre di più le istituzioni a livello nazionale. Determinante, a nostro avviso, è anche lo sforzo portato avanti dalle Agis-Anec regionali; sono loro che possono fare da tramite tra imprenditori e amministrazioni. Dove le Anec locali funzionano e hanno segretari attenti e aggiornati, i risultati si notano e, anche in termini di aliquote Imu, si sono viste riduzioni che hanno dato un minimo di ossigeno ai gestori di sale.

Ma ci sono Regioni in cui le Agis-Anec regionali praticamente non esistono; sono dei meri presidi non strutturati. Così non possono essere di supporto perché non basta la semplice volontà di funzionari molto dediti alla causa. Bisogna avere competenze, essere preparati, fungere da punto di informazione e di riferimento per tutti gli esercenti che vogliono essere e fare gli imprenditori. Ecco perché da qualsiasi parte la si consideri, la situazione per i cinema cittadini è molto complessa da risolvere. Non bastano gli appelli e le raccolte di firme ma bisogna fare i conti con una realtà che spesso può spegnere anche i sogni più belli e ambiziosi. Con una sconfitta per tutti.