Editorialisti

31 Maggio 2016

Estate, ddl e vpf. Soliti problemi

share Stefano Radice

Ci risiamo. Il nostro mercato, spesso, si impantana su vecchi problemi e nodi che non si riescono a sciogliere. Riecco che torniamo ancora a parlare di stagionalità. Ogni estate che arriva, ci sono sempre frizioni (inevitabili?) tra esercenti e distributori per titoli che vengono spostati dall’estate all’autunno. Questa volta è toccato a Fox (già di recente nell’occhio del ciclone per le anteprime di Kung Fu Panda 3), con lo slittamento di Indipendence Day: Rigenerazione a inizio settembre. Intendiamoci, ogni azienda sceglie liberamente le proprie strategie commerciali e se reputa che un film possa andare meglio in una data piuttosto che in un’altra, favorendo così anche i cinema, può posticiparne l’uscita. Però il mercato, soprattutto le sale, su Indipendence Day contava parecchio, considerandolo uno dei titoli più forti del mese di luglio; comprensibile la delusione degli esercenti che hanno saputo dello spostamento quando da tempo il film era posizionato in quella data. Vedremo alla fine, incassi alla mano, chi avrà avuto ragione. Certo è – e lo si dice ripetutamente – che la stagione estiva ha bisogno di certezze, i continui cambiamenti di data non servono e un day and date, se non con gli Stati Uniti almeno con i Paesi europei, dovrebbe essere più rispettato. Questo, però, non accade – o comunque non accade con regolarità – e la stagione estiva rimane uno dei problemi insoluti. La dialettica esercizio - distribuzione la ritroviamo anche nel dibattito sulla virtual print fee. Assodato che il meccanismo ideato è stato una peculiarità per l’Italia e che, a parte comprensibili difficoltà soprattutto all’inizio, ha poi funzionato permettendo ai cinema di coprire i costi per la digitalizzazione, si apre ora il problema della cosiddetta seconda digitalizzazione. Come potranno gli esercenti continuare a investire per innovare, sostituire e adeguare le loro apparecchiature digitali? Alcuni esercenti invocano una vpf 2.0. I distributori, a nostro avviso, in questa fase il loro contributo lo stanno dando. Dubitiamo che in futuro possano impegnarsi ancora in questo modo. Un aiuto alle sale potrebbe venire da un mercato che funziona a pieno regime per tutto l’anno in modo che gli esercenti possano ripagarsi parte degli investimenti grazie agli incassi dei film. Quello che sarebbe importante, potrebbe essere un aiuto da parte di istituzioni ed enti locali, con sistemi di incentivo che possano supportare i gestori di cinema nell’affrontare nuove spese. Perché, come spesso si afferma, i cinema sono anche presidi culturali e sociali. In questo senso sarà importante vedere quello che emergerà definitivamente dal ddl cinema e audiovisivo in discussione in Parlamento. E qui veniamo all’Anec e all’Anem. Recentemente sono stati annunciati gli emendamenti che le due associazioni hanno presentato agli organi competenti e che auspicano siano inseriti nel testo definitivo del disegno di legge o nei decreti attuativi. Qualcuno, anche dall’interno del mondo dell’esercizio, ha sottolineato che le associazioni si sono mosse tardi e che i giochi, ormai, sarebbero già fatti a favore dei produttori, veri ispiratori del ddl. Ci permettiamo di dissentire. Magari sbagliamo ma la discussione in Parlamento è nel suo vivo e la partita dei decreti attuativi deve ancora iniziare. Se Anec e Anem sapranno interloquire nel modo giusto con le istituzioni, potranno dire ancora la loro e ottenere importanti riconoscimenti, anche se l’intelaiatura e l’impianto del ddl è già definita e non potrà certo essere stravolta.