Editorialisti

30 Giugno 2016

Non sprechiamo il vantaggio

share Stefano Radice

Giro di boa dell’anno e della stagione. L’appuntamento con Ciné a Riccione è sempre l’occasione per fare il punto sulla stagione cinematografica. Arriviamo alla fine del primo semestre con un incoraggiante segno + di oltre il 16%, sia di presenze che di incassi. Un bel bottino che, se mantenuto fino alla fine dell’anno, permetterà al mercato di attestarsi intorno ai 115 milioni di spettatori; un buon risultato per un Paese come il nostro che, difficilmente, riesce a fare meglio e ci riesce solo in presenza di eventi che si chiamino Titanic, Avatar o Zalone. Ecco, il cinema italiano. Dopo la crisi dell’anno scorso in termini di quote di mercato, ha chiuso il primo semestre con il 38% di market share. Determinante appunto il ruolo di Checco Zalone con Quo vado? (a proposito, complimenti a Taodue e Medusa per il record di 65 milioni di box office). Ma il cinema italiano ha festeggiato anche per la creatività espressa da Paolo Genovese in Perfetti sconosciuti e per l’affermazione non scontata di un film di genere particolare come Lo chiamavano Jeeg Robot. Si conferma una regola classica: se la produzione nazionale vola, traina tutto il mercato. Elementi positivi, quindi, non sono mancati. Anche il cinema americano ha dato, come sempre, il suo contributo con il fenomeno Star Wars e i generi cinecomic e family a trainare gli incassi. I problemi, però, non mancano. Se il cinema italiano sta conquistando percentuali finalmente tra le più alte in Europa, è anche vero che sono troppi i film nazionali che non riescono ad affermarsi a livelli minimi di incasso. Ancora una volta – come scriviamo in un articolo interno – troppi i film italiani distribuiti: più di 130 tra inizio dicembre e fine maggio. Non tutti di livello ma l’intasamento nelle uscite ha penalizzato anche film dalle buone prospettive commerciali. C’è poi in atto un fenomeno, non solo italiano, di un mercato sempre più polarizzato attorno ai titoli forti e che vanno bene a dispetto dei film medi che faticano sempre di più. E poi c’è il solito tema della stagionalità. L’estate fa sempre fatica a decollare e ad affermarsi. Anche quest’anno – causa Europei, o è un alibi? - abbiamo assistito a spostamenti di film commercialmente validi dall’estate a settembre e registriamo la cronica assenza del cinema italiano da primavera in poi (solito tentativo dei Vanzina a parte). Una lacuna che quando il mercato, tutto insieme, riuscirà a risolvere, coinvolgendo in prima persona produttori e talent, permetterà al nostro settore di compiere un bel balzo in avanti. Negli anni, miglioramenti complessivi sulla stagione estiva ci sono stati, ma il trimestre giugno-agosto non può essere lasciato quasi esclusivamente sulle spalle di quelle poche case che ci credono e troppo forte è la distanza con i mercati europei più evoluti. Veniamo anche al tema della promozione del cinema. Al netto delle voci che vedono il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, spingere per introdurre forme promozionali di ingressi al cinema a 2 euro (prima di esprimere giudizi aspettiamo di vedere se e come questa ipotesi si concretizzerà), i Cinemadays di aprile – pur preparati un po’ troppo all’ultimo momento soprattutto per la comunicazione - hanno dimostrato che il pubblico apprezza forme promozionali di incentivo alla visione. Occorre, quindi, iniziare a lavorare con convinzione e senza tentennamenti all’edizione di ottobre di Cinemadays per far crescere l’evento. Buon secondo semestre, quindi, nella speranza che quanto di positivo espresso dai primi sei mesi non vada disperso.