Editorialisti

06 Luglio 2016

Il futuro dell’Anica

share Stefano Radice

L’Anica sta attraversando una fase di transizione delicata. Riccardo Tozzi, intervistato in copertina su questo numero, come aveva annunciato da tempo ha lasciato la presidenza prima della scadenza del suo secondo mandato. Al suo posto – in attesa di nuove elezioni – opera il vicepresidente vicario Richard Borg. Inevitabile dire che la prima esigenza che ha l’associazione è quella di fare presto a scegliere la nuova guida (e i diversi presidenti delle sezioni) per affrontare le numerose sfide che il mercato propone. Tozzi ha lasciato un’Anica che, in questi anni, è stata protagonista, come dimostra il lavoro fatto d’intesa con il Mibact per la stesura della nuova legge cinema. Un’associazione che si è riavvicinata all’Apt dei produttori televisivi e che ha cercato di porsi come punto di riferimento per tutto l’audiovisivo. Questo lavoro non va sprecato, a partire proprio dai rapporti con le istituzioni in merito all’iter parlamentare che sta seguendo la legge. C’è poi l’esigenza di capire quale sarà l’Anica del futuro. Le sfide che attendono l’associazione sono diverse e il settore sta cambiando velocemente. L’industria audiovisiva ruota sempre attorno alla sala cinematografica, che rimane il luogo in cui un film si valorizza, ma ha un peso sempre maggiore il mondo televisivo con le serie tv (il prodotto italiano più esportabile all’estero); anche le piattaforme on line si stanno creando il loro spazio, per ora marginale in termini economici, ma comunque destinato a crescere. Il nuovo presidente Anica si troverà ad affrontare, nei prossimi anni, tutte queste evoluzioni e a gestire i cambiamenti che, su tutto il settore, saranno apportati dalla nuova legge cinema una volta approvata definitivamente. Per cui si devono completare al più presto le procedure per la nuova presidenza (al momento di andare in stampa, a inizio luglio, i lavori sono ancora in alto mare). A questo punto, auspichiamo che in Anica non ci sia la solita lotta tra chi vuole un presidente “italiano” e chi, invece, opta per una figura proveniente dalle major; tra chi vuole un produttore e chi un distributore. Non è questo il tema; le vecchie divisioni e le vecchie politiche fanno solo male e non portano lontano. Il punto è che l’assemblea dell’associazione dovrà riuscire a esprimere una presidenza che sappia capire, assecondare e anche guidare i cambiamenti in corso nell’audiovisivo. Una figura che riesca a dare vita a un’associazione sempre più inclusiva, in cui finalmente possa entrare anche l’Apt e, perché no?, magari creare finalmente quella famosa “federazione” con il mondo dell’esercizio unificato. Solo così l’Anica potrà diventare effettivamente la “confindustria” dell’audiovisivo. Naturalmente, un’associazione di questo tipo ha bisogno di certezze anche economiche. Ecco che diventa fondamentale il tema dei pagamenti delle quote da parte degli associati. Il nuovo presidente dovrà porlo con chiarezza perché, senza la correttezza e il sostegno concreto da parte di tutti gli iscritti, si rischia di mettere a repentaglio la sussistenza stessa dell’Anica. E questo l’industria italiana non può permetterselo.