Editorialisti

25 Agosto 2016

Troppe divisioni. Quel dialogo che non c’è

share Stefano Radice

Rieccoci alla ripresa della stagione. Ci siamo lasciati alle spalle un’estate cinematografica avara di soddisfazioni al box office, ma siamo comunque nel pieno di un anno che sta facendo registrare un chiaro segno “più” rispetto al precedente (sperando di mantenere, anzi di far crescere, questo vantaggio fino alla fine di dicembre). Risultato positivo da non sottovalutare e ottenuto anche grazie alla bella verve del cinema italiano. Come sempre abbiamo davanti una serie di problemi, potremmo dire i soliti di cui si discute da anni. Basti pensare al sovraffollamento dei titoli in uscita nei week-end di autunno e inverno, al conseguente ridimensionamento delle teniture e a una vita in sala dei film sempre più breve. Si ricomincerà presto a parlare di offerta estiva e di un cinema italiano che oltre marzo non vede protagonisti i suoi film migliori. Problemi risaputi che bloccano la crescita del mercato. Problemi che si dovrebbero – e potrebbero – affrontare con il dialogo franco e sereno tra i diversi soggetti in campo nella filiera: produttori, distributori ed esercenti. E qui, però, sorgono le difficoltà. Nell’intervista di copertina a Riccardo Tozzi sul n. di Box Office del 30 luglio/15 agosto, il presidente dimissionario Anica ha parlato di «ritardo all’interno della filiera» per ciò che concerne il confronto e la voglia di studiare i problemi, lamentando scarsa conoscenza reciproca. Analogo concetto lo ha espresso Richard Borg, amministratore delegato di Universal e attualmente anche vicepresidente vicario Anica in copertina su questo numero, quando ha fatto riferimento ai pregiudizi che caratterizzano la filiera. E tutto questo non può che preoccuparci, soprattutto se sottolineato da manager che l’industria la conoscono molto bene. Siamo in una stagione in cui il mondo cinematografico potrebbe essere alla vigilia di grandi cambiamenti come conseguenza della nuova legge cinema e in una fase in cui tutto l’audiovisivo è in trasformazione. Ma come sarà possibile affrontare le novità e risolvere i problemi se gli operatori della filiera cinematografica continuano a guardarsi in cagnesco cercando di difendere solo i loro punti di vista? Possibile che dobbiamo assistere ancora a contrapposizioni tra produttori e distributori e tra distributori ed esercenti? Le logiche sono rimaste quelle degli anni ’90? Ci vogliono persone che abbiano il desiderio e il coraggio di andare oltre gli steccati che sono ancora molto presenti e che – se non verranno abbattuti – rischieranno di bloccare la crescita del mercato (e non solo in termini di numero di spettatori). Continuiamo a credere che le associazioni di categoria svolgano ancora un ruolo importante in questa partita ma prima di tutto devono risolvere i problemi delle loro divisioni interne per poi riuscire a rapportarsi alle altre sigle del settore con maggior serenità. Quella serenità che è mancata, ad esempio, relativamente all’iniziativa del “mercoledì a 2 euro” voluta dal ministro Franceschini e che ha creato più di una divisione e contrapposizione all’interno delle associazioni (soprattutto di esercizio). Ci rendiamo conto che è facile scriverne ed è molto più difficile trovarsi all’interno delle situazioni e riuscire a risolverle. Però, se questo non dovesse accadere, rischieremmo tutti di rimanere bloccati e di non riuscire a cogliere le nuove sfide che la modernità imporrà al cinema e all’audiovisivo. Siamo ancora in tempo ma non lo dobbiamo sprecare.