04 Dicembre 2017  09:59

Retail disrupt, bisogna cambiare il modo di pensare

Elena Reguzzoni
Retail disrupt, bisogna cambiare il modo di pensare

Il contesto in cui operano i retailer è destinato a cambiare in modo sostanziale, quindi serve adottare un approccio anch’esso di ‘disruption’ perché non basteranno piccoli aggiustamenti. E' quanto emerso al convegno di Retail Institute

Che il contesto che ha di fronte il retail italiano, sia sempre più imprevebile è un dato ormai di fatto ed è stato infatti sottolineato da Alberto Pozzi, managing director di Accenture, all'apertura della conferenza di fine anno di Retail Institute, dal titolo più che eloquente: “Disrupt: uncertainly is the only certain thing” ovvero “L’incertezza è l’unica cosa certa” che si è svolta presso l’Accenture Customer Innovation Network di Milano settimana scorsa. Un seminario al quale ha partecipato anche James Bidwell, ceo di Springwise London, che di recente ha pubblicato il libro “Disrupt! 100 Lessons in business innovation”, il quale ha dichiarato dal palco: “Bisogna non solo cavalcare il cambiamento, ma per farlo è indispensabile cambiare il proprio modo di pensare, il modo nel quale la propria azienda pensa. Inoltre, in un contesto sempre più globale è necessario sia collaborare e condividere le proprie idee, sia avere una prospettiva internazionale, soprattutto per quanto riguarda le innovazioni, imprescindibili per capire in che direzione si stiano effettivamente muovendo i consumatori. D’altronde che lo scenario si modificherà in modo sostanziale e, soprattutto molto velocemente, emerge un po’ ovunque. Per esempio come riporta l’Economist, entro il 2034 il 47% di tutti i lavori potrebbe essere automatizzato. Ma non solo, il 50% dei top manager pensa che il proprio business model abbia al massimo 5 anni di vita. Oppure, nel 2016 Alibaba ha venduto online 455 miliardi di dollari di prodotti e certo non si fermerà di certo qui”. Come possono i retailer più tradizionali fronteggiare questa enorme sfida? Secondo Bidwell semplicemente adottando un approccio di disruption, di certo non basteranno piccoli aggiustamenti, ma servirà anche fruttare le tante innovazioni disponibili: “Per fare un esempio cito la libreria di Tokyo che vende un solo libro a settimana e che ogni sera però organizza eventi per promuoverlo, trasformandosi di fatto in un’agenzia di PR”.

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