07 Agosto 2019  15:09

Sei case per il nuovo catalogo Ikea

Roberta Broch
Sei case per il nuovo catalogo Ikea

Photo: Ikea

Disponibile in Italia da settembre, vuole dare risposte concrete alle nuove esigenze emerse dell'abitare contemporaneo

Uno strumento in grado di rispondere ai cambiamenti significativi dell’abitare contemporaneo. Questo l’obiettivo – ambizioso – del catalogo Ikea 2020, disponibile in Italia da settembre. Negli ultimi cinque anni, Ikea ha voluto, infatti, comprendere il rapporto delle persone con le proprie case attraverso degli studi qualitativi. L’azienda ne ha pubblicato I risultati nei suoi report annuali Life at Home. L’edizione dell’anno scorso è stata caratterizzata dalla visita delle case di 22 mila persone in 22 Paesi. Secondo lo studio, le nozioni fondamentali relative a casa e famiglia stanno vivendo una trasformazione. Per esempio, le persone si sposano più tardi e vivono più tempo con i propri coinquilini - per questo probabilmente non vorranno investire molto finanziariamente nell’acquisto di mobili -. Se le coppie hanno figli più tardi, presumibilmente sceglieranno di vivere in appartamenti più piccoli. D’altra parte, l’innalzamento della vita media porta, soprattutto nelle città asiatiche, case più ‘multigenerazionali’, dove genitori, figli e nipoti abitano sotto lo stesso tetto. Inoltre, la ricerca di Ikea ha messo in luce che molte delle persone intervistate non sono particolarmente soddisfatte della propria vita domestica: il 29% degli intervistati si sente più a casa in altri spazi rispetto al posto dove vive. Nelle città questa percentuale sale al 35%. In risposta a questi dati, Ikea ha deciso di dare un nuovo approccio al catalogo 2020. L’azienda ha commissionato, infatti, ai propri designer la creazione di sei diverse case focalizzandosi su particolari trend demografici, in modo da dare delle risposte concrete alle esigenze emerse dallo studio.

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EDITORIALISTI

  • 03 Ottobre 2019
    Traffico= fatturato?
    Come afferma un noto rivenditore romano, da tempo il canale soffre di un malessere condiviso, ovvero la “sindrome del negozio vuoto”.
Arianna Sorbara - Progetto Cucina

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