Editorialisti

10 Novembre 2017

Una sfida per la produzione

share Stefano Radice

 

Ha fatto molto discutere nelle scorse settimane il cosiddetto “decreto quote Tv” che, secondo quanto previsto dalla nuova legge cinema e audiovisivo, ha rivisto l’art.44 del Tusmar (Trattato unico sui servizi media audiovisivi e radiofonici), ridefinendo progressivamente al rialzo gli obblighi di investimento che i broadcaster sono tenuti a rispettare nella produzione e nella programmazione di opere italiane ed europee. Un provvedimento che ha sollevato l’opposizione dei network stessi che hanno paventato «impatti negativi a livello economico ed editoriale per il sistema radiotelevisivo» e che è stata salutata con favore, invece, dalle associazioni degli autori e anche dai produttori indipendenti. Sui giornali si è scritto e discusso molto di un provvedimento che “imporrà” alle Tv, e alla Rai in particolare, di programmare in prima serata quel cinema italiano (per Viale Mazzini si parla di due prime serate) che sta ottenendo incassi bassi al cinema; cosa che – secondo diversi opinionisti – porterà a un crollo negli ascolti per le emittenti stesse e in particolare per la concessionaria pubblica. Sarebbe uno scenario piuttosto preoccupante.

 

Dal nostro punto di vista vediamo con favore l’azione che in particolare il ministro del Mibact, Dario Franceschini, ha portato avanti in questi dodici mesi per dare finalmente all’Italia una legge di sistema per tutto l’audiovisivo (cinema e Tv insieme), considerato come uno dei settori strategici per l’intero Paese.

 

È in quest’ottica che dobbiamo considerare e che si inserisce il “decreto quote Tv”. Se ci focalizziamo sui film italiani - che sono sul banco degli imputati viste le difficoltà che stanno trovando al box office - con questo provvedimento il legislatore chiama a una grande responsabilità tutto il mondo della produzione cinematografica creando un sistema che mette a disposizione ingenti risorse, dai contributi automatici ai crediti di imposta, fino alle risorse televisive, per realizzare progetti ambiziosi, che siano in grado di imporsi non solo in Italia ma che abbiano dimensioni internazionali, perché è su questo campo che si sta spostando la competizione con gli altri Paesi. Lo hanno dimostrato con successo alcune serie Tv e, in modo più sporadico, anche i film. Ma è questa sporadicità che va superata ed è uno degli auspici della nuova legge. Partendo anche dal fatto che si deve alzare il budget medio produttivo, proprio per avere alla fine film più forti.

 

Siamo molto lontani, quindi, dall’idea di voler imporre alle Tv in prima serata film di nicchia respingenti per il pubblico. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un’audience in fuga dai canali televisivi. Avere meno ascolti vorrebbe dire ottenere meno raccolta pubblicitaria e un minor fatturato che poi si trasformerebbe in meno investimenti per la produzione. E di conseguenza diminuendo gli incassi pubblicitari, certamente si avrebbe un contraccolpo anche sugli acquisti, decisivi per il sistema cinema. Insomma, un circolo vizioso pericoloso che si deve evitare. Quindi ora la “palla” passa direttamente nel campo da gioco dei produttori che sono chiamati a una sfida difficile che devono, però, riuscire a vincere. Viceversa, ci troveremmo ad avere a che fare con un sistema televisivo più debole che non è neanche in grado di attirare l’attenzione del pubblico sul cinema italiano, non solo in sala ma anche in Tv.